Martedì 21 aprile si è tenuta online, via Zoom, la seconda lezione del percorso gratuito di Pedagogia Quantistica — Educazione al Sé. Un gruppo piccolo, raccolto, vivo. E come spesso accade nelle cose vere, la serata ha preso una direzione tutta sua — più profonda, più calda, più vicina all’esperienza diretta che alla spiegazione teorica.
Siamo ripartiti da dove ci eravamo fermati
La prima lezione ci aveva lasciato con una domanda fondamentale: chi siamo davvero, al di là dei ruoli che ricopriamo e delle storie che raccontiamo di noi stessi? Avevamo incontrato il concetto di Essenza — quella parte di noi che osserva ogni cambiamento senza mai cambiare — e i Personaggi, le maschere che indossiamo come strategie di sopravvivenza sviluppate nell’infanzia.
Questa seconda lezione è partita proprio da lì. Ma quasi subito ha seguito il ritmo del gruppo, delle domande, delle condivisioni.
L’esperimento della doppia fenditura: stavolta per davvero
Nella prima lezione avevo accennato all’esperimento della doppia fenditura senza riuscire a spiegarla in modo comprensibile Santo Cielo! Quindi questa volta vi propongo di guardare questo video animato — semplice, chiarissimo, adatto a tutti:
🎬 Dr. Quantum — L’esperimento della doppia fenditura 👉 https://www.youtube.com/watch?v=nqHDy8Y2ho4
Il concetto centrale è questo: l’atto di osservare modifica la realtà osservata. Un elettrone sparato contro due fessure, senza essere osservato, si comporta come un’onda e passa attraverso entrambe le fessure contemporaneamente. Nel momento in cui viene osservato, si comporta come una particella e sceglie una sola fessura. Non è metafora spirituale. È fisica. È misurabile. È replicata in laboratorio migliaia di volte.
La domanda che ci portiamo è questa: se l’osservatore cambia la realtà a livello subatomico, cosa succede quando siamo noi ad osservare? In base al punto di vista di colui che guarda qualcosa — o qualcuno — quello vediamo! L’osservatore modifica l’osservato. E quindi co-crea la realtà. Sempre.
I calzini e le aspettative invisibili
Da qui la serata si è aperta su un tema che apparentemente sembra lontanissimo dalla fisica quantistica — e invece ne è l’applicazione più concreta e quotidiana.
Ho raccontato un esempio semplice, quasi ridicolo: immaginate di aprire un cassetto aspettandovi di trovare due calzini abbinati, divisi per colore, tutto in ordine. Ne trovate uno solo. Il cane ha fatto sparire l’altro da qualche parte.
Reazione: frustrazione. Mal di stomaco. Nervosismo.
Ma perché? Il calzino è un calzino. La realtà — un calzino solo — è neutra. È la nostra aspettativa inconsapevole che produce la frustrazione. Il Personaggio della casalinga precisa aveva già deciso com’era la realtà, e quando la realtà non ha corrisposto, è arrivata la rabbia.
Il punto non è eliminare le aspettative — quelle ci servono, fanno parte del vivere. Il punto è diventare consapevoli di averle. Perché la maggior parte delle volte le nostre aspettative sono invisibili a noi stessi. Siamo così identificati nel Personaggio che per lui quella non è un’aspettativa: è semplicemente come stanno le cose. Come dovrebbero stare le cose. E quando non stanno così, il mondo ha torto.
Il topolino nella ruota
Questo ha aperto una conversazione bellissima su come la maggior parte delle persone viva completamente immersa nei propri ruoli — senza sapere di farlo.
Ho usato un’immagine che mi appartiene da tempo: il topolino nella ruota. Gira, gira, gira. Non sa che fuori dalla gabbia c’è un mondo intero.
Molti di noi vivono così — nella routine del proprio ruolo. Il ruolo di mamma, di professionista, di figlia, di compagna. E non è colpa nostra. Siamo stati programmati così — dalla famiglia, dalla scuola, dalla religione, dalla società. Fin da piccoli ci è stato insegnato cosa si fa e cosa non si fa, cosa è giusto e cosa è sbagliato, chi siamo e chi dobbiamo essere.
Ho citato Eckhart Tolle — autore di Il Potere di Adesso, un maestro riconosciuto in tutto il mondo — che sottolinea una cosa fondamentale: il primo passo per vivere consapevolmente non è eliminare i ruoli o i personaggi. È accorgersi di averli. È rendersi conto che i pensieri che arrivano non siamo noi — sono produzioni automatiche del cervello, modellate da una programmazione che si è formata tra i 0 e i 5 anni.
Abbiamo anche fatto un piccolo esperimento dal vivo: ci siamo fermate tutte in silenzio ad aspettare che arrivasse un pensiero. Il risultato? Il pensiero arriva da solo, senza che lo chiamiamo, spesso senza che lo aspettiamo. Noi non scegliamo i nostri pensieri. I pensieri arrivano. i pensieri come ho imparato da Tancredi Militano sono prodotti del cervello. E se non siamo noi i nostri pensieri, chi siamo?
Meditazione senza sforzo: lasciare entrare, lasciare essere, lasciare andare
La parte più ricca della serata è stata dedicata alla meditazione senza sforzo — un approccio che ho incontrato attraverso il libro di Peter Russell, che ho avuto il privilegio di tradurre, pubblicato da Macro Edizioni con prefazione di Eckhart Tolle.
L’idea fondamentale che Russell porta è che la meditazione non debba essere una pratica formale da ritagliare in un momento speciale della giornata. Può — e dovrebbe — diventare un modo di stare nella vita. Una qualità dell’attenzione continua, non un esercizio a tempo.
Il libro si articola in tre passaggi che ho condiviso con il gruppo:
Il primo è lasciare entrare. Prima di poter lasciare andare qualcosa, dobbiamo permettergli di esistere. Se ho un mal di stomaco e lo combatto, lo ignoro, ci metto sopra un coperchio — non se ne va. Se invece mi fermo, respiro, e porto consapevolezza su quella sensazione — se la accolgo, le dico “ci sei, ti sento, ti permetto di esserci” — accade qualcosa di inaspettato. Quella sensazione comincia a trasformarsi.
Il secondo è lasciare essere. Permettere alle cose — e alle persone — di esistere esattamente come sono. Senza volerle cambiare. Senza combatterle. Questo non significa accettare tutto passivamente: significa smettere di sprecare energia nel resistere alla realtà. E da quello spazio di accettazione, possiamo finalmente vedere le cose per quello che sono — e scegliere consapevolmente come rispondere.
Il terzo è lasciare andare. E la scoperta più bella è che, se abbiamo davvero lasciato entrare e lasciare essere, il lasciare andare avviene da solo. Non è qualcosa che si fa. È qualcosa che accade quando smettiamo di trattenere.
Come ha condiviso Tami con grande onestà: per liberarsi di certi pensieri che la tormentavano, ha dovuto rivisitarli, entrarci dentro, cercare il punto di massimo dolore. Solo attraversandoli — non evitandoli — ha potuto lasciarli andare. Non è stato facile. Ma ha funzionato.
Laura: la consapevolezza come cambiamento reale
Uno dei momenti più belli della serata è stato quando Laura ha condiviso la sua esperienza personale.
Ha raccontato di aver cercato per tanti anni qualcosa che la facesse vivere meglio. E che per la prima volta — grazie al percorso fatto con Tancredi Militano e a questi incontri — sta riuscendo a fare qualcosa che non aveva mai fatto prima: riconoscere l’ansia nel momento in cui sta arrivando, prima che la sommerga.
Non combattendola. Non negandola. Ma accorgendosi di lei in tempo — e dicendole, in un certo senso, di andare da qualche altra parte. “Io voglio vivere bene”, ha detto. “E sto vivendo molto meglio, in tranquillità e in serenità. È una cosa a cui aspiro da tanti anni.”
Questa è consapevolezza. Non un concetto. Non una teoria. Una donna che smette di essere travolta dai propri pensieri automatici e inizia a scegliere.
Una meditazione guidata ad occhi aperti
La serata si è chiusa con una meditazione guidata ad occhi aperti — semplice, accessibile, praticabile ovunque.
Abbiamo iniziato osservando il respiro senza modificarlo. Poi abbiamo allargato l’attenzione ai suoni intorno, ai profumi, alle sensazioni del corpo. Abbiamo portato consapevolezza allo spazio interno — dalla testa al petto, dalle braccia alle gambe — osservando tensioni, pesantezze, leggerezze.
E quando abbiamo trovato una tensione, invece di combatterla, le abbiamo detto: “Ti accolgo. Stai lì. Non devi andare da nessuna parte.”
E la tensione — quasi sempre — se ne va da sola.
Perché questa è la meditazione senza sforzo. Non una tecnica. Non uno sforzo. Il nostro stato naturale, quando smettiamo di combattere ciò che c’è.
Cosa era in programma e affronteremo presto
La serata, ricca e partecipata, ha scelto di andare in profondità su presenza, meditazione e consapevolezza emotiva. Alcuni temi scientifici che avevo in programma sono stati solo sfiorati — in particolare la biologia delle credenze di Bruce Lipton, che abbiamo citato brevemente, e la PNEI con le scoperte di Candace Pert sulle molecole delle emozioni. Li riprenderemo probabilmente nei prossimi incontri con lo spazio che meritano.
Ci vediamo martedì 28 aprile 2026
La terza e ultima lezione si intitola Il Risveglio in Azione — Schemi Inconsci, Metodo Militano e Trasformazione.
Sarà la più pratica e concreta delle tre. Entreremo nel vivo del Metodo Militano — il test di dieci domande che permette di risalire agli obblighi e ai divieti inconsci appresi nella prima infanzia — e capiremo cosa significa concretamente vivere dall’Essenza nella vita quotidiana.
La partecipazione è gratuita.
📅 Martedì 28 aprile 2026 — ore 19:00/21:00 💻 Online via Zoom
Entra nella riunione in Zoom
https://us06web.zoom.us/j/85935069862?pwd=o8y7nakoOEqzraHlos1QebhKGafGYt.1
ID riunione: 859 3506 9862
Codice d’accesso: 875444






























