Sabato 30 maggio 2026 · Santuario di Graglia, Biella
Cammina. Raccogli. Fermenta. In presenza.
Con queste quattro parole abbiamo aperto, il 30 maggio scorso, la prima giornata dello Yoga della Fermentazione — un incontro che ha unito il corpo, la natura e la mente in un unico gesto lento: quello di raccogliere, trasformare e lasciare che il tempo faccia il suo lavoro.
Il ritrovo
Ci siamo dati appuntamento al mattino al Santuario di Graglia, nel cuore del Biellese, per un’accoglienza che è già stata il primo momento di rallentamento: prima di iniziare a camminare, ci siamo semplicemente fermati, respirando l’aria di montagna e lasciando alle spalle il ritmo della settimana.
Lo abbiamo fatto sulla panchina dell’Endecasillabo, un angolo che pochi conoscono ma che il Biellese custodisce come un piccolo prodigio: da questo terrazzino panoramico, affacciato sulla vallata, si può gridare una parola verso il Santuario e sentirla tornare indietro intatta — anche una parola di undici sillabe, come “precipitevolissimevolmente”. È un fenomeno acustico rarissimo, che al mondo esiste solo qui e in un punto del Grand Canyon, generato dalla particolare conformazione del complesso monumentale del Santuario che riflette il suono.
Ci siamo seduti proprio lì, con la pianura biellese distesa davanti a noi, e abbiamo lasciato che quel luogo diventasse anche un’occasione per parlare — con calma, senza fretta — di neuroscienze e consapevolezza: di come il cervello e il sistema nervoso rispondano alla lentezza, di come la presenza non sia un concetto astratto ma qualcosa che si può misurare, allenare, sentire nel corpo. Da lì siamo passati alla pratica, iniziando con l’osservazione del respiro, senza cercare di modificarlo. Solo la semplice osservazione. Questa pratica porta in modo naturale alla calma ed è il principio per tornare a se stessi.
il Respiro: “Perché è importante osservarlo?”
Perché il respiro è l’unica funzione del corpo che è insieme automatica e volontaria: possiamo lasciarlo scorrere da solo, oppure decidere di controllarlo. Ed è proprio in questo doppio binario che sta la chiave.
Quando ci limitiamo a osservare il respiro — senza modificarlo, senza allungarlo, senza rallentarlo volontariamente — accade qualcosa di sorprendente: il ritmo rallenta comunque, da solo. Non perché lo forziamo, ma perché la semplice attenzione, senza controllo, toglie al sistema nervoso il bisogno di reagire, di difendersi, di accelerare. Il corpo si rilassa non quando lo obblighiamo a farlo, ma quando smettiamo di interferire con lui.
È lo stesso principio, in fondo, di tutta la giornata: osservare senza intervenire, lasciare che il naturale processo di calma faccia il suo corso — come il fermentato lasciato nel silenzio della cantina.
La raccolta, in presenza
Da lì siamo partiti per una passeggiata tra i boschi della Valle Elvo, alla ricerca di erbe, piante e fiori selvatici. Non una semplice raccolta: un esercizio di presenza. Restare nel qui e ora mentre ci si china su un’erba, mentre si osserva dove crescono i fiori, mentre si sceglie con cura cosa portare a casa nel cestino — è un modo per riportare la mente nel corpo, senza bisogno di parole o tecniche complesse.
Dopo la passeggiata, pranzo tutti insieme in baita: il momento in cui la giornata si è fatta comunità, tra chi si conosceva già e chi si incontrava per la prima volta.

Il pomeriggio: dalla raccolta al fermentato
Nel pomeriggio, il raccolto della mattina è diventato materia viva: con le erbe raccolte abbiamo preparato insieme il fermentato, seguendo un piccolo corso pratico sulle tecniche di fermentazione e sui benefici di questi preparati per il benessere e la salute — il motivo per cui, fin da millenni, l’uomo affida ai microrganismi il compito di trasformare ciò che la natura offre in qualcosa di ancora più prezioso.
Insieme abbiamo preparato il fermentato, nella consapevolezza che nei mesi successivi — lontano da occhi e controlli — quel fermentato avrebbe continuato a lavorare da solo, esattamente come abbiamo imparato a fare con i nostri stessi intenti.
La meditazione della presenza
A chiudere la giornata, una meditazione guidata da me, pensata per accompagnare il gruppo da un ritmo di raccolta e azione a un ritmo di quiete — perché anche il corpo, dopo aver camminato, raccolto e trasformato, ha bisogno di fermarsi e integrare.
Cosa resta
Chi ha partecipato è tornato a casa con l’esperienza diretta di cosa significhi lasciare che qualcosa si trasformi senza doverlo controllare ogni giorno. Un principio semplice, insegnato non a parole ma attraverso le mani, i piedi nei sentieri, il profumo delle erbe raccolte.
Lo Yoga della Fermentazione tornerà nei prossimi mesi con nuove date. Se vuoi essere avvisato delle prossime edizioni scrivimi: info@lascienzadelrisveglio.it































