Non sapevo da dove cominciare.
Ho pensato molto a cosa scrivere per raccontare della serata dell’11 febbraio scorso con Alessandro Sieni e Gianmarco Landi. Mi sono trovata davanti a qualcosa che conosco bene: il rischio di essere catalogata. Da una parte o dall’altra. Terrapiattista o gregaria della narrazione ufficiale, Novax complottista o globalista. Ma c’è qualcosa che sfugge ai più: io non mi identifico!
Questo spazio — “La Scienza del Risveglio” — non nasce per schierarsi, nasce per parlare a tutti. Nasce dalla convinzione profonda che il vero risveglio non sia politico, non sia ideologico, non appartenga a nessuna corrente: è il risveglio alla conoscenza di noi stessi. La comprensione, sempre più viva e urgente che siamo entità divine in corpi biologici, che ci muoviamo nella vita guidati da un cervello che è stato programmato — fin dall’infanzia, attraverso l’educazione, la famiglia, la scuola, la cultura — e che quella programmazione non è la nostra vera voce.
Allora per introdurre l’ambito dell’attualità geopolitica ho deciso di lasciare la parola a qualcuno che è nel mio cuore come una carissima amica e una sorella d’anima. Donatella Tinari, conosciuta in tempi “non sospetti” come la moglie di Ettore Tornaghi — che per me è stato un maestro, nel senso più pieno e prezioso del termine. Attraverso le sue parole registrate nell’intervista sul canale YouTube L’angoLinux ho trovato il filo da cui partire. E quel filo porta esattamente qui: alla serata dell’11 febbraio.
Il mosaico da ricostruire
Viviamo immersi in un fiume di informazioni spesso contraddittorie, frammentate, confusionarie. Donatella usa un’immagine potente per descrivere la situazione: non siamo davanti a un puzzle, dove i pezzi hanno incastri precisi, ma davanti a un mosaico bizantino — una vagonata di tessere colorate con cui dobbiamo ricostruire un disegno che dia senso all’insieme.
Il compito del risveglio, in questo senso, è imparare a tenere uniti i pezzetti senza perdere il filo. Perché tutto ciò che accade — dalla geopolitica alle scelte sanitarie, dalla scuola alla famiglia — fa parte di un unico disegno. E capirlo non è un esercizio intellettuale: è un atto di responsabilità.
Una guerra che non si combatte con le armi
Secondo Donatella, il contesto in cui ci troviamo è quello di una guerra di quinta generazione: non una guerra di carri armati e bombe, ma una guerra di informazione, condotta attraverso la manipolazione delle menti. Non per territori, ma per la direzione del pensiero collettivo.
In questo scenario, la geopolitica non è più un argomento per esperti lontani da noi. È lo specchio di una battaglia che si combatte anche dentro di noi, ogni giorno, ogni volta che decidiamo di credere a qualcosa senza verificarlo, ogni volta che deleghiamo ad altri la responsabilità di capire.
È esattamente da questo intreccio tra scenario geopolitico attuale e risveglio di coscienza che parte la serata dell’11 febbraio con Alessandro Sieni e Gianmarco Landi.
Il programma che ci hanno installato
Una delle intuizioni più profonde che Donatella condivide riguarda il sistema educativo. Non è una critica banale alla scuola: è qualcosa di più radicale. Le stesse nozioni vengono ripetute alle elementari, alle medie, al liceo, all’università. La ripetizione non è un metodo pedagogico — è un meccanismo di cristallizzazione. Serve a installarci dentro dei programmi (non a caso si chiamano così: programmi scolastici, programmi televisivi) che ci tengono orientati in una direzione precisa.
Il risultato? Siamo abituati a identificarci con il nostro lavoro, con il nostro ruolo sociale, con ciò che produciamo — non con ciò che siamo. La Costituzione italiana stessa, fa notare Donatella con ironia, recita che l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro. Il lavoro come identità, come gabbia dorata, come distrazione dalla domanda più importante: chi sono io, davvero?
Risvegliarsi, allora, significa prima di tutto “svuotare la tazza” — come nella famosa storia zen del maestro che continua a versare tè in una tazza già piena. Finché non svuotiamo quello che ci hanno messo dentro, non c’è spazio per qualcosa di nuovo.
La delega: il meccanismo che ci tiene fermi
C’è un concetto che ritorna più volte nelle parole di Donatella e che rappresenta forse il cuore del suo messaggio: la delega. Deleghiamo la nostra salute al medico, la nostra sicurezza allo stato, la nostra felicità al comportamento degli altri, la nostra salvezza a qualcuno che arriverà dall’esterno a risolvere tutto.
Questa delega non è solo una pigrizia mentale. È il meccanismo preciso attraverso cui siamo stati tenuti lontani dalla nostra “sovranità”. Un individuo che delega non è padrone di se stesso. E uno stato di individui non sovrani non può essere uno stato sovrano, qualunque cosa dichiari la sua Costituzione.
Il risveglio autentico, quello che non si ferma allo slogan o alla teoria del complotto, passa necessariamente da qui: riprendersi la responsabilità. Non aspettare che arrivino i “buoni” a salvare il mondo, non aspettare la tecnologia miracolosa, non aspettare che qualcun altro si accorga di quello che sta succedendo. Ognuno ha la responsabilità del proprio salto individuale.
Risvegliarsi non significa avere le risposte
Uno degli aspetti più onesti e rari del pensiero di Donatella è l’ammissione che risvegliarsi non significa arrivare a certezze. Significa imparare ad avere domande di qualità. Significa coltivare la capacità di stare nell’incertezza senza paralizzarsi, di osservare senza essere fagocitati, di partecipare al cambiamento senza perdere il proprio centro.
“Il tuo punto di vista è la vista del tuo punto”, dice. Nessuno ha la verità assoluta in tasca. Nemmeno chi si risveglia. Anzi: chi si risveglia sa soprattutto che la realtà è molto più ampia di quello che i nostri sensi riescono a percepire, che la materia è energia, che il tempo è un’altra costruzione, che la morte stessa — il più antico degli strumenti di controllo — perde il suo potere su chi smette di temerla.
Gli amici Alessandro Sieni e Gianmarco Landi
La serata dell’11 febbraio con Alessandro Sieni e Gianmarco Landi si muove esattamente in questo territorio: il risveglio di coscienza letto attraverso la situazione geopolitica attuale. Non spiritualità disincarnata, non analisi politica fredda — ma il tentativo di tenere insieme i due livelli, quello esterno e quello interno, capendo che l’uno è specchio dell’altro.
Cosa sta succedendo davvero nel mondo? Chi muove i fili? E soprattutto: cosa possiamo fare noi, individualmente e collettivamente, in questo momento di trasformazione accelerata?
Ti invito a “non guardare dall’esterno” questi video ma a entrare nel discorso ascoltando con presenza, senza entrare nel giudizio. Con le tue domande, con il tuo pensiero, con la tua capacità di mettere insieme i pezzetti del mosaico.
Perché, come dice Donatella: divisi cadiamo, uniti siamo in piedi.
Il risveglio non è un evento. È un processo. Ed è già in corso.
Un grazie speciale a Joseph e Gianni la Sentinella

























